I fattori di crisi dell’industria italiana e dell’industria di materiali per l’edilizia sono strettamente collegati. Si può, in fondo, raccontarla in poche parole: nel 2008 esplode la bolla immobiliare, a livello internazionale e nazionale parte il blocco dei mutui, da cui deriva la stagnazione delle vendite di case e, da lì, quella del settore edilizio in tutte le sue diramazioni. Per chi fa materiali da costruzione, le cose sono complicate poi dall’alto costo dell’energia e delle materie prima. Per produrre ceramiche si importano argille dall’Ucraina, dal Portogallo, dalla Turchia, con costi economici e ambientali pesanti.

La risposta è – almeno sulla carta- semplice: occorre abbattere questi esborsi trovando un nuovo modello. Ad esempio recuperando materiali inerti. E puntando sulle rinnovabili, fin da subito sul fotovoltaico.

È così che comincia l’avventura Saxa Gres, investendo su nuove amalgame per le piastrelle, dai costi inferiori perché sono composte almeno per un quarto e fino a un terzo di materiali riciclati. Ottenibili a costo zero. Un salto quantico, quello dell’economia circolare, che permette all’azienda di rientrare in produzione e investire su quello su cui occorre investire: persone e competenze.